Il nemico una volta lo chiamavi per nome

Il nemico una volta lo si chiamava per nome, era tutto più facile.
Non c’erano banche o fondi monetari internazionali, non c’era facebook.
Era più facile c’erano i nobili, c’era la chiesa, e c’era il Duce.
Ah, il buon e vecchio Duce. Bei tempi.
Se le cose andavano male sapevi a chi dare la colpa.

Ora invece il nemico si dice liberale, si dice il paladino della libertà ed ultimo baluardo che ha la democrazia per difendersi dall’avvento del comunismo.
Senza questo baluardo le giubbe rosse nazionalizzerebbero l’Italia e ci riempirebbero di tasse.
E’ un attimo: lo mettono in galera e pam le tasse arrivano al 60% (domanda: ma non sono già al 60%?).

Stiamo parlando di uno che ha affermato che è sucida indagare contro finmeccanica, solo perchè ha gonfiato fatture per milioni.
In un momento come questo non possiamo permeterci di remare contro le aziende.

Questo schifoso fascista travestito da liberale fa un monologo e quando un giornalista prova a fargli qualche domanda, lui attacca il telefono. Perchè lui è democratico.

Così ci ritroviamo con uno dei presedenti del consiglio più violenti (parlo dell’immagine mediatica e verbale che ha di se, del suo modo di gesticolare e di comunicare) dopo il Duce.
Ci ritroviamo con i suoi sudditi che propagandano la giustizia del manganello: non arresti, non processi, che sono troppo lunghi, bensì botte, botte ed ancora botte.

Forse sono io che sono impazzito… ma siamo nel 2010 o nel 1922?

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